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Criminalità

I nuovi mercati della droga: l’asse strategico ‘ndrangheta-PCC e la minaccia silenziosa del fentanyl

A rendere il sistema ancora più temibile è la progressiva evoluzione dell’asse criminale con il Primo Comando della Capitale (PCC), la più potente organizzazione criminale del Brasile

11 Luglio 2026

Quando si parla di narcotraffico, l’immaginario collettivo corre ancora alle navi cariche di cocaina che solcano l’Atlantico per raggiungere le coste della Calabria. La realtà, come spesso accade, è molto più complessa e, per certi versi, inquietante. Il business della droga delle mafie italiane, e in particolare della ‘ndrangheta, si gioca oggi su un doppio binario: da un lato, la consolidata egemonia nel traffico di cocaina, che si trasforma in un sistema industriale globale; dall’altro, l’affacciarsi di una nuova minaccia, quella del fentanyl, che le organizzazioni criminali italiane stanno iniziando a monitorare con crescente interesse.

L’egemonia della cocaina: un’industria globale

La ‘ndrangheta si conferma l’organizzazione criminale con il ruolo più rilevante nel traffico internazionale di cocaina. Non si tratta più di un semplice contrabbando, ma di una vera e propria filiera globale ad alta efficienza. Il successo dell’organizzazione calabrese risiede nella sua capacità di costruire rapporti diretti e privilegiati con i cartelli sudamericani, consolidati attraverso una rete di broker che agiscono come “direttori d’orchestra” del narcotraffico.

La struttura della ‘ndrangheta, basata su vincoli di sangue e su una ferrea disciplina, la rende un partner ideale per i produttori sudamericani. Come ha spiegato il professor Vincenzo Musacchio, esperto di tecniche d’indagine antimafia, i cartelli scelgono i calabresi perché pagano in anticipo, non tradiscono e garantiscono una distribuzione capillare in tutta Europa. Un’affidabilità criminale che si traduce in un business multimiliardario, dove la cocaina viene acquistata nei Paesi andini a prezzi tra i 1.000 e i 3.000 dollari al chilo per essere poi rivenduta in Europa anche oltre i 30-35 mila euro.

L’alleanza con il Primo Comando della Capitale

A rendere il sistema ancora più temibile è la progressiva evoluzione dell’asse criminale con il Primo Comando della Capitale (PCC), la più potente organizzazione criminale del Brasile. Secondo un’inchiesta del Wall Street Journal, ripresa dal Corriere della Calabria, questo sodalizio è diventato strutturale.

Il magistrato brasiliano Lincoln Gakia ha descritto il rapporto non come una competizione tra mafie, ma come una vera collaborazione operativa. Il PCC, con i suoi circa 40 mila affiliati e una presenza in quasi 30 Paesi, si occupa dell’approvvigionamento e della logistica in Sud America. La ‘ndrangheta, dal canto suo, gestisce l’arrivo e la distribuzione in Europa. Il modello economico è chiaro: i profitti vengono divisi secondo uno schema ormai consolidato, “cinquanta e cinquanta”, dove la ‘ndrangheta non sostiene i costi di acquisto della droga, ma garantisce l’accesso ai porti e alle reti di distribuzione. Questo modello, che secondo la Relazione annuale 2026 del DIS, trasforma la ‘ndrangheta in un’organizzazione sempre più “multidimensionale” e transnazionale , ha reso il traffico di cocaina una catena globale del valore criminale.

Le rotte del traffico: dai porti del Nord al ritorno di Gioia Tauro

La geografia del narcotraffico è in continua evoluzione. Sebbene Gioia Tauro rimanga uno snodo importante, oggi i grandi carichi di cocaina arrivano soprattutto nei porti del cosiddetto “Northern Range”: Anversa, Rotterdam e Amburgo. In questi scali, l’enorme volume di container rende i controlli più difficili e le opportunità di infiltrazione maggiori.

A rendere concreto il pericolo, sono le inchieste giudiziarie che svelano la complessità delle reti. L’operazione che ha portato a 28 arresti, coordinata dalla Dda di Milano, ha raccontato l’alleanza tra ‘ndrangheta, broker albanesi e narcos sudamericani. La rete, che ruotava attorno alla famiglia Barbaro di Platì, utilizzava la tecnica del “rip-off”, nascondendo la droga in container commerciali diretti verso porti come Livorno, Rotterdam, Gioia Tauro e Le Havre.

Un altro caso emblematico è l’operazione contro la cosca Gallace, che ha portato a nove arresti. Le indagini hanno ricostruito un sistema in grado di importare una tonnellata di cocaina dal Perù, dalla Colombia e dal Brasile, utilizzando container su navi cargo dirette a Rotterdam, Amburgo, Anversa, ma anche a Gioia Tauro, Livorno, Civitavecchia, Genova e Trieste. Il ruolo centrale era rivestito da un broker calabrese residente in Germania, considerato “uno dei referenti più importanti della Calabria”.

Questo ritorno di fiamma di Gioia Tauro come porta d’ingresso della cocaina in Europa è stato confermato anche dal recente sequestro di 248 chili di cocaina provenienti dal Brasile, un evento che segna un cambio di strategia dei trafficanti latinoamericani. A testimonianza di come il sistema sia fluido e in grado di adattarsi rapidamente.

La minaccia del Fentanyl: un segnale d’allarme

Se la cocaina rappresenta il core business, il futuro del narcotraffico potrebbe essere segnato da una nuova, insidiosa frontiera: il fentanyl. Questo oppioide sintetico, da 50 a 100 volte più potente della morfina e circa 50 volte più potente dell’eroina, ha già causato una strage negli Stati Uniti, dove i decessi per oppioidi sintetici sono passati da 3.105 nel 2013 a 74.702 nel 2023.

In Italia, il fenomeno non ha ancora raggiunto la stessa gravità, ma i segnali di allarme sono nitidi. Durante un’audizione alla Commissione Antimafia, il comandante del Ros, Vincenzo Molinese, ha dichiarato che il furto di 80 fiale di fentanyl dalla farmacia dell’ospedale Israelitico di Roma “è un segnale” della volontà di approvvigionarsi. Un singolo furto che, secondo Molinese, potrebbe indicare l’inizio di un interesse crescente verso la sostanza, che potrebbe essere immessa sul mercato nazionale o estero attraverso il web.

La preoccupazione è condivisa anche dal procuratore della Dda, Giuseppe Lombardo, che dopo l’operazione ‘Arangea-Oikos’ ha sottolineato come la presenza di fentanyl tra gli stupefacenti sequestrati debba preoccupare e meritare la massima attenzione.

La domanda che gli investigatori si pongono è se la ‘ndrangheta sia pronta a fare il salto di qualità. Secondo le analisi dell’IARI, il fentanyl rappresenta una variabile di rottura nel narcotraffico globale. I cartelli messicani, in particolare il Cartel Jalisco Nueva Generación (CJNG) e il Cartello di Sinaloa, hanno già orientato la loro produzione verso gli oppioidi sintetici, creando un modello produttivo e distributivo quasi autosufficiente per il mercato nordamericano. La questione è se questa svolta possa rappresentare una minaccia agli equilibri del partenariato criminale transatlantico o piuttosto una nuova opportunità di espansione.

L’intelligence italiana, come riferito dal sottosegretario Alfredo Mantovano, ha già segnalato “un interessamento della ‘ndrangheta” al mercato degli oppioidi sintetici, con l’organizzazione calabrese che starebbe “testando il mercato per verificare la convenienza del suo inserimento”. Se questo test dovesse avere esito positivo, l’Europa potrebbe trovarsi ad affrontare una crisi sanitaria e sociale paragonabile a quella nordamericana, con una mafia che, forte delle sue capacità logistiche e finanziarie, sarebbe pronta a gestire il business.

Un sistema in continua evoluzione

Il quadro che emerge è quello di un sistema criminale in continua evoluzione, capace di adattarsi ai cambiamenti economici e geopolitici. La ‘ndrangheta non è più un’organizzazione arcaica e territoriale, ma una multinazionale del crimine che opera con logiche aziendali, sfruttando le rotte globali e le nuove tecnologie per mantenere la sua egemonia nel narcotraffico.

Da un lato, il consolidamento dell’asse con il PCC e le nuove rotte della cocaina mostrano una capacità di innovazione e di gestione di reti complesse. Dall’altro, l’interesse crescente per il fentanyl rappresenta un potenziale salto di qualità, che potrebbe aprire un nuovo, devastante capitolo nella storia del crimine organizzato in Europa.

Per contrastare questa minaccia, come sottolineato dal professor Musacchio, non basta più una risposta nazionale. La cooperazione internazionale è fondamentale, così come una battaglia culturale che smetta di vedere la mafia come un problema solo italiano. La ‘ndrangheta, oggi, è un virus letale che avvelena l’Europa intera, operando nel silenzio della finanza e delle rotte commerciali, molto lontano dagli stereotipi del passato.

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