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Cronaca

Chiara Ferragni prosciolta dall’accusa di truffa aggravata nel caso “Pandoro gate”

di redazione
14 Gennaio 2026

Chiara Ferragni è stata prosciolta a al termine del processo abbreviato con al centro i noti casi del pandoro Balocco Pink Christmas e delle uova di Pasqua Dolci Preziosi ,che avevano sollevato un acceso dibattito pubblico sul rapporto tra influencer marketing, beneficenza e tutela dei consumatori. Lo ha deciso il giudice della terza sezione penale di Milano, Ilio Mannucci Pacini. L’influencer era imputata per truffa aggravata in relazione a presunti messaggi ingannevoli pubblicati sui social: secondo l’accusa, avrebbe promosso la vendita dei due dolci lasciando intendere che parte del ricavato sarebbe andato a finanziare progetti di beneficenza.

Il procedimento penale, che vedeva imputata l’imprenditrice digitale insieme al suo ex collaboratore Fabio Maria Damato e al presidente di Cerealitalia Francesco Cannillo, si è concluso con un proscioglimento per estinzione del reato, a seguito della caduta dell’aggravante contestata dalla Procura di Milano.

La decisione del giudice sul Pandoro gate 

Il nodo centrale della vicenda è stato di natura tecnica ma decisiva. I pubblici ministeri avevano contestato l’aggravante della “minorata difesa” degli utenti online, ritenendo che la platea di consumatori, influenzata dal rapporto fiduciario con Ferragni e dai suoi oltre 30 milioni di follower, fosse particolarmente vulnerabile. Proprio questa aggravante rendeva la presunta truffa procedibile d’ufficio, anche in assenza di querela.

Il giudice, tuttavia, non ha riconosciuto l’aggravante, riqualificando il fatto come truffa semplice. A quel punto, il procedimento non poteva più proseguire: circa un anno fa, infatti, Codacons e Associazione Utenti Servizi Radiotelevisivi avevano ritirato la querela dopo un accordo risarcitorio con l’influencer. Venuta meno la procedibilità, il reato è stato dichiarato estinto.

Le accuse alla Ferragni e le richieste della Procura

Secondo le indagini del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, tra il 2021 e il 2022 Ferragni avrebbe indotto in errore consumatori e follower, lasciando intendere che parte del ricavato delle vendite fosse destinato a progetti benefici, mentre il prezzo dei prodotti non includeva tali donazioni. I presunti profitti ingiusti sarebbero stati pari a circa 2,2 milioni di euro.

Per Ferragni e Damato, ritenuti dall’accusa figure centrali nelle campagne commerciali, i pm Eugenio Fusco e Cristian Barilli avevano chiesto una condanna a un anno e otto mesi di reclusione, senza attenuanti. Per Cannillo la richiesta era stata di un anno.

La linea difensiva: nessun dolo, al massimo pubblicità ingannevole

Chiara Ferragni ha sempre respinto l’accusa di truffa, sostenendo che si sia trattato, al più, di errori di comunicazione riconducibili alla pubblicità ingannevole, ambito già definito sul piano amministrativo. L’imprenditrice ha infatti versato circa 3,4 milioni di euro tra risarcimenti e donazioni, chiudendo quel fronte prima dell’esito penale.

I suoi legali, Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, hanno ribadito l’assenza di dolo e la mancanza degli elementi oggettivi della truffa, richiamando anche il principio del “ne bis in idem”, secondo cui non si può essere sanzionati due volte per la stessa condotta. A sostegno della difesa sono state prodotte mail intercorse con Balocco, volte a dimostrare la buona fede dell’imprenditrice.

«Tutto quello che abbiamo fatto lo abbiamo fatto in buona fede, nessuno di noi ha lucrato», aveva dichiarato Ferragni nel corso del processo con rito abbreviato. Questa mattina, entrando in Tribunale a Milano, si era detta «tranquilla e fiduciosa».

Pandoro gate, un caso simbolo oltre l’aula di giustizia

Pur chiudendosi sul piano penale con un proscioglimento, il Pandoro-Gate resta un caso emblematico nel dibattito su influencer marketing, trasparenza delle campagne solidali e responsabilità comunicativa dei personaggi pubblici. La vicenda ha già prodotto effetti concreti sul settore, con un rafforzamento dell’attenzione normativa e reputazionale intorno alle collaborazioni commerciali legate alla beneficenza.

Dal punto di vista giudiziario, però, la parola fine è stata scritta: nessuna condanna, nessun processo nel merito, ma una decisione fondata su un passaggio tecnico che ha inciso in modo determinante sull’esito dell’inchiesta.

Chiara Ferragni
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