Diritti
Disabilità, da Genova parte il percorso nazionale del Piano triennale per i diritti e l’inclusione
Parte dalla Liguria il percorso nazionale di attuazione del Piano triennale per i diritti delle persone con disabilità. Al centro della riforma il progetto di vita, chiamato a mettere in rete servizi e istituzioni oggi ancora troppo separati
GENOVA – Parte da Genova il percorso nazionale di informazione e diffusione del Piano di Azione Triennale per la promozione dei diritti e l’inclusione delle persone con disabilità, il documento che accompagna l’attuazione della riforma della disabilità avviata con la legge delega del 2021. Dopo la Liguria, il Piano sarà presentato anche in Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Marche, Lazio, Emilia-Romagna, Sardegna, Campania, Puglia e Sicilia, con l’obiettivo di accompagnarne l’applicazione nei territori.
Prima dell’inizio dei lavori, Mario Alberto Battaglia, presidente della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) e direttore generale di AISM, si ferma davanti alla targa dedicata a Giacomo Piombo. La indica e ricorda: “Con lui abbiamo fatto nascere la Consulta in Liguria. Prendevamo i picconi per abbattere i marciapiedi e renderli accessibili alle carrozzine”. Un’immagine che richiama il percorso compiuto negli anni e che, oggi, assume un significato diverso: le barriere da superare non sono soltanto quelle architettoniche, ma anche quelle che ancora separano servizi, competenze e istituzioni.
Il Piano, elaborato dall’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità e presentato il 3 dicembre 2025, entra ora nella sua fase più delicata. Dopo l’approvazione, la sfida è farlo conoscere a Comuni, aziende sanitarie, servizi sociali, operatori e associazioni, chiamati a trasformare un documento programmatico in interventi concreti.
Per i prossimi tre anni il Piano indica come dovranno lavorare insieme sanità, servizi sociali, scuola, lavoro e istituzioni, superando una frammentazione che ha spesso costretto le persone con disabilità e le loro famiglie a ricomporre da sole percorsi diversi, tra regole, tempi e interlocutori che raramente dialogavano tra loro.
Al centro di questo cambiamento c’è il progetto di vita individuale. Non una nuova pratica amministrativa, ma un diverso modo di costruire le risposte, mettendo insieme salute, assistenza, scuola, lavoro, casa, relazioni e partecipazione in un percorso unico, costruito con la persona e attorno alla persona, tenendo conto delle sue scelte, delle sue capacità e delle sue aspirazioni.
È questo il passaggio sul quale insiste l’assessore regionale alla Sanità, Politiche sociosanitarie e Terzo Settore, Massimo Nicolò. “Il Piano – spiega – non è un documento destinato a restare sulla carta, ma uno strumento operativo per costruire una nuova visione della disabilità”. “Il cuore del Piano – aggiunge – è il progetto di vita individuale, un approccio che integra sanità, sociale e territorio in un percorso personalizzato, costruito sulle aspirazioni e sulle necessità della persona.”
Perché questo modello possa diventare realtà sarà decisivo il ruolo dei Comuni. Cristina Lodi, assessora al Welfare del Comune di Genova, ricorda che un progetto di vita richiede risorse, ma anche una rete capace di lavorare insieme. “Sostenere un progetto di vita significa riconoscere che deve diventare un livello essenziale delle prestazioni, garantito con risorse stabili, affinché possa accompagnare la persona per tutta la vita. Genova – sottolinea – parte da un’esperienza già costruita grazie alle équipe multidisciplinari e all’integrazione tra sociale, sociosanitario e sanitario. Il lavoro dei prossimi mesi sarà quello di rafforzare questa rete perché il progetto di vita diventi una possibilità concreta per tutti.”
Il Piano porta con sé anche un metodo di lavoro diverso. Per due anni, all’interno dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, ministeri, Regioni, enti pubblici e associazioni hanno lavorato allo stesso tavolo. Le organizzazioni delle persone con disabilità non sono state chiamate a esprimere un parere a percorso concluso, ma hanno contribuito fin dall’inizio alla stesura del documento. Tra queste, AISM ha coordinato il gruppo di lavoro dedicato proprio al progetto di vita.
È quanto richiama anche Battaglia: “Essere protagonisti delle proprie scelte significa poter cambiare concretamente la realtà di vita delle persone. Per questo – aggiunge – il percorso diagnostico, terapeutico e assistenziale deve entrare a far parte del progetto di vita. Sanità e sociale non possono essere considerate due ambiti separati: devono dialogare e integrarsi per offrire risposte realmente centrate sulla persona.”
L’immagine dei marciapiedi inaccessibili evocata all’inizio della giornata resta, così, anche la sintesi della sfida che accompagna l’attuazione del Piano. Oggi il cambiamento passa dalla capacità di mettere in comunicazione servizi e istituzioni, costruendo attorno alla persona un percorso unitario e non più frammentato.
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