Milano

L’aggressione di Venezia e i “vigilantes” dei social sono un monito per Milano.

L’aggressione di Venezia e i “vigilantes” dei social sono un monito per Milano. Questo fenomeno, legato all’estrema destra, sfrutta il tema della sicurezza per alimentare violenza a favore di follower, minacciando il clima democratico in vista delle elezioni milanesi.

19 Settembre 2026

Sabato 12 settembre a Venezia, gli influencer antidegrado noti con gli pseudonimi di Dutch Travel Maniac, The Rabbit 91 e Jolly Time, si sono resi protagonisti di un’aggressione contro attivisti locali che ha portato a un bilancio di 8 feriti. Gli influencer, guidati dal bolognese Omo Irogho, erano in cerca di presunti borseggiatori a Rialto quando, incrociando gli attivisti del centro sociale Morion e venendo riconosciuto, quest’ultimo veniva apostrofato come “fascista”. A quel punto, l’olandese Dutch Travel Maniac (Tom van den Heuvel) e Robbie Hageman (therabbit91), ex kickboxer professionista, insieme al codazzo di picchiatori che li segue, si sono avvicinati e, dopo qualche provocazione, hanno aggredito il gruppo di attivisti italiani con pugni, calci e spray al peperoncino. Dai numerosi video di Venezia emerge chiaramente che si è trattato di un’aggressione in piena regola (tutti i feriti hanno sporto denuncia), ricercata a favore di telecamera per mostrarla ai follower.

La cornice ideologica e le connessioni internazionali

Quanto accaduto a Venezia non è frutto del caso, ma l’ennesimo segnale di una degenerazione online dell’ampio settore della giustizia sommaria. Un filone che comprende la caccia ai presunti ladri, la denuncia di presunti molestatori, imboscate a pedofili e altre violenze e umiliazioni pubbliche di persone in difficoltà o in stato di alterazione (pornografia del disagio).

Sono contenuti che si prestano a essere strumentalizzati dalle forze di destra, le quali alimentano campagne sulla paura, sull’insicurezza e sul degrado. Infatti, spesso i contenuti riguardano stranieri e sono accompagnati da precise narrazioni o “opinioni” degli influencer che, dietro a una dichiarata neutralità, forniscono una precisa cornice ideologica. Basta, ad esempio, scorrere i titoli dei video pubblici di Dutch Travel Maniac e di Robbie Hageman per capire la loro inclinazione contro gli antifa e di natura islamofobica.

Oggi, infatti, la maggioranza degli influencer collegati al fenomeno è sostenuta dai principali esponenti del mondo reazionario. Elon Musk, ad esempio, ha sostenuto pubblicamente l’agitatore di estrema destra inglese Stephen Yaxley Lennon (meglio conosciuto come Tommy Robinson), che ha svolto e svolge un ruolo chiave nella diffusione delle violente proteste anti-immigrati nel Regno Unito. Anche in Italia il collegamento tra realtà online di questo tipo e la destra reazionaria è sempre più evidente. Insieme agiscono alimentando delle campagne di influenza che mistificano i problemi sovraesponendoli e imponendoli nell’agenda pubblica.

I casi italiani: dalle denunce bolognesi alle provocazioni romane

Il già citato Jolly Time è un grande amico della destra bolognese, soprattutto di Galeazzo Bignami. Non a caso è dedito alla denuncia non solo degli immigrati e del degrado, ma anche delle “violente” attività degli Antifa, degli antifascisti in generale e del sindaco Lepore.

Recentemente gli onori delle cronache li ha avuti Simone Carabella, che ha ricevuto un Daspo di 6 mesi dal questore di Venezia dopo alcune sue attività provocatorie contro cittadini musulmani, e per il quale è stato richiesto lo stesso provvedimento a Roma dalla comunità islamica locale. Il “figlio di Roma”, come ama definirsi, fa un utilizzo dei social piuttosto rudimentale e amatoriale (dirette e reel in cui inquadra sé stesso per lo più su Facebook) e, infatti, non ha mai assunto una vera rilevanza nazionale prima d’ora. A Roma è noto per i suoi innumerevoli tentativi di acquisire notorietà (è sostanzialmente un mitomane): nel 2016 si autoproclama erede di Mister Ok e si impone come tuffatore nel Tevere il primo dell’anno; nel 2018 si candida nelle file di Fratelli d’Italia, dopo aver avuto un passato nella Lega (2017), nel Movimento 5 Stelle (2013) e nel PD (2005).

Durante la pandemia è stato uno dei volti delle proteste no-vax, dove in particolare si è distinto per lo scontro con Giuliano Castellino – esponente di numerose formazioni di estrema destra – per il controllo della piazza composta da ultras e militanti di estrema destra, che il 6 giugno 2020 si era data appuntamento al Circo Massimo per protestare contro il lockdown. Oggi è un alfiere della caccia al nemico islamico, con azioni contro le piscine pubbliche di periferia che prevedono orari per sole donne, moschee e feste islamiche. A fine maggio di quest’anno si è presentato a una festa di chiusura del Ramadan organizzata in un parco pubblico con un panino con la porchetta. Carabella crociato è solo l’ultima trasformazione di un personaggio che ha cercato di seguire il trend del momento: da personal trainer a mental coach, da pattugliatore della metro ad autoproclamato poliziotto di quartiere. Privo di qualsiasi capacità di autocontrollo e intelligenza comunicativa, Carabella si confronta con le persone in modo acceso e aggressivo, sia con i suoi bersagli, sia con giornalisti o astanti che entrano in polemica con i suoi modi.

Ma chi incarna l’ascesa dei “vigilantes-influencer” è certamente Simone Cicalone (all’anagrafe Simone Ruzzi), ex pugile romano. Nel 2008, Cicalone apre il canale YouTube Scuola di Botte, dove ha cominciato a fornire informazioni di base sulla boxe e le arti marziali. Dopo alcuni anni, ha cambiato i propri contenuti iniziando a parlare delle storie della criminalità romana e italiana. Successivamente si è impegnato in un’attività di reportage delle zone più malfamate d’Italia, accompagnato da Mattia Faraoni (campione di kickboxing) ed Evelina Zullino (creator e operatrice). Negli ultimi anni ha concentrato la propria attività sulla microcriminalità presente sui mezzi pubblici, in particolare nella metropolitana di Roma.

L’attività di Cicalone, nonostante l’utilizzo di un linguaggio tranquillo e apparentemente neutro, fa uso di pratiche provocatorie che mirano a ottenere una qualsivoglia reazione, sfociando in veri e propri atti di giustizia sommaria. A luglio 2024 è stato protagonista di un episodio di violenza nel corso di una di queste ronde nella metropolitana, mentre a marzo 2025 ha girato alcuni video con l’eurodeputato Vannacci.

Un fenomeno da non sottovalutare

Il fenomeno del vigilantismo o delle ronde social deve molto preoccupare il mondo progressista, non solo perché rappresenta un tassello importante di una formidabile e sofisticata azione internazionale (articolata e ben finanziata) che mira ad alterare la narrazione politica in senso reazionario in tutto l’Occidente, ma anche perché prevede come possibile conseguenza (tollerata) la violenza.

Un rischio che si fa sempre più tangibile guardando alle imminenti elezioni comunali di Milano. Nel capoluogo lombardo la sicurezza è uno dei temi cardine dello scontro politico: l’importazione di dinamiche di giustizia sommaria a favore di follower potrebbe essere usata per alterare il clima democratico. Abbiamo già visto un segnale di questa violenza con il caso di Articolo 52, ma presto potremmo assistere a scene simili a quelle veneziane.

Forse è il caso di rifletterci, non vi pare?

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