Arte
Antonello in trasferta
Lo Stato compra l’Ecce Homo di Antonello per quasi quindici milioni, lo fa entrare a giugno nella collezione permanente del MuNDA e ad agosto lo presta al Meeting di Rimini. Negli stessi giorni, a Messina, spariscono quattro Antonello legati alla città, due ancora dispersi.
Del furto degli Antonello dal Museo Regionale di Messina ho scritto qui. Il prestito dell’Ecce Homo al Meeting di Rimini è il suo controcampo.
A giugno 2026 l’Ecce Homo di Antonello da Messina è entrato nella collezione permanente del Museo Nazionale d’Abruzzo. La tavola acquistata dallo Stato lo scorso febbraio per quasi quindici milioni di dollari, sottratta all’asta di Sotheby’s con un intervento in prelazione, lascia ora L’Aquila per una settimana per essere esposta alla Fiera di Rimini, dal 21 al 26 agosto.
L’Ecce Homo non arriva a un museo o a una mostra scientifica: entra nello stand del Ministero della Cultura allestito dentro il Meeting per l’amicizia fra i popoli, il raduno che Comunione e Liberazione organizza ogni anno dal 1980. Un evento privato e confessionale, con lo Stato che vi porta il proprio acquisto come insegna. È il secondo anno di fila che il Ministero presta al Meeting: nel 2025 un’opera attribuita al Perugino, quest’anno il pezzo su cui il MuNDA aveva costruito la ragione delle sue file alla biglietteria. Il ministro Giuli l’aveva del resto annunciata come parte di un tour.
La questione che riguarda chi lavora sul patrimonio comincia qui. La “collocazione permanente” decisa a giugno era già una collocazione politica: L’Aquila Capitale della Cultura 2026, scelta che scavalca il luogo di produzione dell’opera e la Sicilia, che a febbraio ne chiedeva il ritorno mentre altri la volevano a Capodimonte. Assegnata per ragioni di rappresentanza, viene spostata per le stesse ragioni. Lo Stato tratta la tavola come capitale di prestigio circolante, disponibile a essere traslocata dove serve un simbolo: la parola “permanente” regge finché non entra in conflitto con la prima convenienza.
È un errore storicamente esiziale, che si ripete nonostante i dibattiti, i manuali, le teorie e tutto l’apparato di ricerca che viene profuso in Italia: leggere l’elemento fuori dal contesto che gli dà senso, compiuto qui per via amministrativa a fini di parte. Una tavola di devozione privata, venti centimetri per quindici, dipinta su entrambe le facce, il Cristo da un lato e un San Girolamo penitente dall’altro, pensata per lo sguardo ravvicinato di una stanza, diventa fondale mobile di una fiera. Il contesto in cui un’opera si lascia guardare è parte di ciò che l’opera dice: una politica di valorizzazione che lo ignora proietta solo la propria immagine.
Il rovescio della vicenda lo ha scritto la cronaca di Ferragosto. Mentre il Ministero programmava la trasferta riminese del suo Antonello più costoso, dal Museo Regionale di Messina sparivano quattro Antonello radicati nella città che li ha prodotti: tre delle cinque tavole superstiti del Polittico di San Gregorio, firmato e datato 1473, più la tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà. Portati via in due o tre minuti la sera del 15 agosto, mentre in centro passava la Vara. Due tavole recuperate su un muretto fuori dal museo. Restano disperse una tavola del Polittico e la tavoletta bifronte. Quella tavoletta è, per formato, la gemella dell’Ecce Homo di Rimini: piccola, dipinta su due facce, attribuita ad Antonello. La Regione Siciliana l’aveva comprata da Christie’s nel 2003 per qualche centinaio di migliaia di euro; per l’altra lo Stato ha speso quasi quindici milioni di dollari ventitré anni dopo. L’assessore alla Cultura della città, Enzo Caruso, ha collegato l’attenzione dei ladri al clamore dei quindici milioni dell’Ecce Homo.
Il confronto tra i due episodi disegna una gerarchia. L’opera comprata da poco, utile alla vetrina, viaggia scortata e assicurata. Le opere che stanno da secoli nel loro luogo, il Polittico nel museo della città di Antonello, restano in un edificio da cui una banda esce indisturbata con il bottino in pochi minuti. Cura e mobilità per il trofeo, custodia distratta per ciò che ha radici e non serve ad alcuna rappresentanza di parte.
Chiuse le porte del Meeting, il Ministero riporterà l’Ecce Homo all’Aquila: una sede “permanente” durata due mesi, una sede fuori contesto per sempre.
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