Letteratura

L’estate delirante di un fauno norvegese

L’amore panico e alienante per la natura in un romanzo di fine ’800 

3 Ottobre 2026

Pan - Knut Hamsun - copertina

“Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, affrontando solo i fatti essenziali della vita, per vedere se non fossi riuscito a imparare quanto essa aveva da insegnarmi e per non dover scoprire in punto di morte di non aver vissuto”. Così scriveva Henry David Thoreau in Walden, ovvero vita nei boschi, pubblicato nel 1854, raccontando la sua esperienza di completa immersione nella natura boschiva sulle sponde del lago Walden, in Massachusetts, dove visse per due anni dentro una capanna in completa solitudine, rifiutando la società a lui contemporanea asservita al profitto mercantile.

Non si sa se il norvegese Knut Hamsun (1859-1952), premio Nobel per la letteratura nel 1920, avesse letto Thoreau quando scrisse Pan, romanzo pubblicato nel 1894. I due scrittori vengono accostati dalla critica per il comune interesse verso la natura e il rifiuto delle convenzioni borghesi, ma senz’altro Hamsun non condivideva l’ispirazione trascendentalista dell’autore americano, né lasciò traccia nei suoi appunti di qualsiasi riferimento al riguardo, nonostante si fosse a più riprese recato negli Stati Uniti. Rimane incontestabile la fascinazione comune che i due nutrivano verso il bosco, simbolo di una natura incorrotta e impenetrabile, misteriosa e affascinante. Uguale anche il desiderio di adesione fisica, corporea, materiale alla terra nutrice, e l’incanto provato di fronte all’osservazione del cielo nella sua cangiante bellezza, per l’acqua che scorre pura e purificatrice da fiumi laghi mari. Molto simile persino la misantropia, il disagio sofferto nel trattare con gli altri esseri umani, a cui invece è preferibile la comunione con gli animali, istintivi e privi di sovrastrutture.

Knut Hamsun costruisce il suo romanzo sulla figura soggiogante ed esclusiva del tenente in congedo Thomas Glahn, trentenne dal caldo sguardo animalesco, che vive di caccia e di pesca in un bosco presso il villaggio di Sirilund, con l’unica compagnia del suo cane Esopo, scrivendo in prima persona un diario in cui annota fatti e sensazioni delle sue giornate solitarie. “Dalla mia capanna potevo vedere un intrico di isole, isolotti e scogli, un po’ di mare, qualche vetta azzurra, e dietro la capanna si stendeva il bosco, un bosco immenso…”. Glahn spara a lepri, fagiani, pernici, tordi, uccelli marini soltanto per nutrirsi e senza crudeltà, scendendo in paese unicamente per comprare il pane; spesso mangia e dorme sdraiato sul terreno per sentirsi respirare all’unisono con la terra.  “Il cielo era ovunque libero e terso, io fissai lo sguardo in quel mare di luce e fu come trovarmi faccia a faccia con il fondo del mondo, come se il mio cuore battesse fervido contro quel fondale nudo e vi si sentisse a casa propria”; “Conosco i luoghi che attraverso, alberi e pietre sono lì, nella loro solitudine, le foglie frusciano sotto i miei piedi. Quel monotono mormorio, e le pietre e gli alberi familiari sono troppo per me, mi sento colmare di uno strano senso di gratitudine, tutto mi è vicino, si fonde con me, io amo tutto…”. Traboccante di riconoscenza per la bellezza della natura, si commuove per il patimento di un ramoscello che pende spezzato dall’albero, e poi esplode di entusiasmo di fronte allo spettacolo di un’alba rosata, di una notte illuminata da centinaia di stelle, sentendosi “pieno di gioia per tutto, per tutto”: “Mi fermai, mi misi in ginocchio e leccai qualche filo d’erba sul ciglio della strada, per umiltà, per speranza, poi mi alzai”.

Immagine di (Eingeschränkte Rechte für bestimmte redaktionelle Kunden in Deutschland. Limited rights for specific editorial clients in Germany.) Hamsun, Knut *04.08.1859-19.02.1952+Schriftsteller, NorwegenLiteraturnobelpreis 1920- PortraitAufnahme: Walter Gircke- undatiert (Photo by Gircke/ullstein bild via Getty Images)

Fino a questo punto l’analogia con il sentire di Thoreau regge, per divaricarsi totalmente non appena il protagonista di Hamsun si avvicina al mondo civilizzato, oppure da esso viene inglobato con vari mezzi seduttivi o coercitivi. Il limitato ambiente borghese di Sirilund lo osserva più con curiosità che con sospetto. Il commerciante Mack con la figlia Edvarda, il fabbro con la giovanissima moglie Eva, uno stimato dottore claudicante, un ricco barone pluridecorato studioso delle acque marine: tutti concorrono a fomentare la sua incoercibile inadattabilità alle convenienze sociali. “Le persone divenivano per me sempre più incomprensibili, benché il sole le rischiarasse giorno e notte. Cosa cercavano i loro occhi azzurri, e cosa pensavano dietro alle loro strane fronti? Del resto, mi erano tutti quanti indifferenti”. In realtà, Glahn non rimane insensibile al corteggiamento volubile delle due ragazze, che ricambia con uguale mutabilità d’animo, alternando nel cuore e nei pensieri la predilezione per l’una e per l’altra. Edvarda smaliziata e gelosa lo tormenta con le sue improvvise apparizioni alla capanna e i suoi incomprensibili allontanamenti, Eva lo segue docile e devota accettando anche i repentini sbalzi d’umore di lui. Che si susseguono repentini e violenti, rivelando il suo carattere immaturo e sospettoso. Alcuni anni prima del diffondersi della psicanalisi in Europa, Kunt Hamsun riesce a mettere in luce il lento manifestarsi dell’isteria, dei sensi di colpa e di persecuzione nella mente del suo protagonista. Thomas Glahn accentua comportamenti aggressivi e irrazionali: durante una gita in barca butta in acqua una scarpa di Edvarda sentendosi da lei trascurato, sputa nell’orecchio di un rivale in amore, rompe piatti e bicchieri per trasandatezza e fa scenate in pubblico, si ferisce a un piede per azzopparsi come l’invidiato dottore, spara all’ amato cane Esopo per consegnarne la testa decapitata a Edvarda come regalo d’addio, e infine nel tentativo di uccidere il barone schiaccia con un masso la fedele e innocente Eva. A questo punto la comunità di Sirilund lo respinge, dapprima bruciandogli la capanna, quindi costringendolo ad allontanarsi dalla regione. “Allora addio, dissi. E grazie per i giorni trascorsi insieme… Un’ondata di malinconia mi fluì nel cuore… Io appartengo ai boschi e alla solitudine”. Il libro si conclude con il resoconto della morte di Glahn, avvenuta in India, dove si era recato per sfuggire a sé stesso, per mano di un compagno di caccia esasperato dalla sua follia.

Un bel romanzo scritto nel 1894, tradotto in tutto il mondo e in Italia a partire dal 1919, che ancora riesce a catturare l’attenzione dei lettori sia per il sentimento panico di fusione con la natura nordica, sia per l’acuta attenzione alla psicologia dei personaggi.

 

KNUT HAMSUN, PAN – ADELPHI, MILANO 2017

Traduzione di Fulvio Ferrari. Pagine 192

 

 

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