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Letteratura

Non leggete “Non spiegare” rovina il morale alla gente, come la Jenny di Vasco

di Fabio Cavallari

Un pamphlet di 67 pagine contro l’obbligo contemporaneo di spiegare tutto, consolare tutti, rassicurare tutti. Un libro bonsai, come le canzoni degli esordi televisivi di Enzo Iacchetti. Breve. Rapido. E probabilmente inadatto ai tempi.

23 Maggio 2026

Ho scritto un pamphlet che si intitola Non spiegare.

Non leggetelo se amate i testi che consolano. Se pretendete che ogni frase vi accompagni con delicatezza fino alla comprensione finale.

Non leggetelo se pensate che ogni parola debba essere inclusiva, pedagogica, corretta, rassicurante. Se credete che il compito di chi scrive sia spiegare bene per evitare attriti.

Non leggetelo se avete bisogno di capire immediatamente tutto. Se una frase opaca vi irrita. Se davanti a un testo che non collabora dite “non si capisce” aspettando assistenza tecnica invece di attraversare il disagio.

Non leggetelo se credete che il linguaggio serva soprattutto a non ferire nessuno. Se la vostra idea di civiltà coincide con la sterilizzazione preventiva delle parole.

Non leggetelo se amate i talk show dove bisogna gridare da che parte state, scegliere una tifoseria e trasformare ogni pensiero in una curva da stadio.

Non leggetelo se amate le riunioni dove il conflitto è un errore educativo, i tavoli dove nessuno deve più spaccare nulla perché l’importante è mantenere il clima giusto.

Non leggetelo se pensate che il dolore debba essere spiegato bene per essere accettabile. Se ogni sofferenza debba trasformarsi in testimonianza utile, percorso condivisibile, materiale pedagogico.

Non leggetelo se siete convinti che la scrittura debba servire una causa, una comunità, una pedagogia, un algoritmo, un’identità riconoscibile.

Non leggetelo se amate le lingue che consolano. Quelle che prendono il dolore e ve lo restituiscono più leggero, più gestibile, più educato. Quelle che trasformano ogni ferita in un piccolo corso di formazione emotiva.

Non leggetelo se vi aspettate un manifesto generazionale, politico o culturale. Non troverete una comunità da abitare, un movimento da sostenere, una morale conclusiva. Troverete semmai un uomo che a un certo punto smette di aggiungere frasi perché capisce che ogni frase in più rischia di diventare una difesa.

E soprattutto non leggetelo se cercate uno scrittore simpatico.

Perché questo pamphlet nasce anche contro l’ossessione contemporanea della simpatia. Tutti devono essere accessibili, leggibili, disponibili, spiegabili. Tutti devono rassicurare il pubblico prima ancora di dire qualcosa. Lo scrittore diventa un animatore culturale che accompagna il lettore tenendolo per mano affinché nessuna parola produca troppo attrito.

Io non ci riesco più.

E poi tranquilli. Non è nemmeno un libro lungo. Sessantasette pagine. Un libro bonsai. Come le canzoni degli esordi televisivi dell’amico Enzo Iacchetti. Brevi, perché avete da fare. Abbiamo tutti da fare. Il tempo è stretto, ristretto, sembra un caffè bevuto in piedi mentre guardiamo notifiche, tragedie, tutorial su come respirare meglio e reel motivazionali di uno che ci spiega come essere felici in trenta secondi.

Anche per questo il pamphlet è corto. Rapido. Per non scassarvi troppo i cabasisi.

Non comprate il mio libro per sentirvi intelligenti. Non condividetelo come un accessorio culturale. Non fotografatelo accanto a un bicchiere di vino naturale o sopra un tavolino di design nordico fingendo che vi abbia cambiato la vita.

Ditemi piuttosto che sono oscuro, arrogante, antipatico, inutilmente conflittuale. Ditemi che oggi servono linguaggi più accessibili, più empatici, più responsabili. Ditemi che uno scrittore dovrebbe aiutare, non complicare. Consolare, non esporre.

Forse avete ragione.

Ma io continuo a pensare una cosa molto semplice e molto scomoda. Che una parola che non rischia più nulla smette di accadere. E che una lingua addestrata a non disturbare finisce sempre per non dire più niente.

E allora, ricordando Guccini nell’Avvelenata, lo dico senza eleganza.

“Non comprate il mio libro, sputatemi addosso.”

#ilibrichililegge #letteratura Filosofia
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