Teatro
Teatro, gli appuntamenti da Ravenna a Milano, da Roma a Napoli
Debutto nazionale de “La Dimenticanza”, regia di Luigi Dadina, “Nefesh” di Alessandro Renda; al Piccolo il “Coro degli amanti” di Tiago Rodrigues, il “Biennio Rosso” del Teatro della Cooperativa, il ciclo di danze africane di “Bambu” e il nuovo spettacolo di Marco Sgrosso
RAVENNA _ Fioriscono i cento fiori delle Albe/Ravenna teatro. Arrivano in scena due differenti lavori che danno il senso di questo straordinario epicentro di cultura teatrale in grado di produrre differenti visioni. Un luogo che è un caposaldo della scena di ricerca nazionale e uno dei pochi ad essere conosciuto a livello internazionale che continua a lavorare e alimentare flussi di energia e di pensiero. E questo è un marchio d’origine doc che riguarda fondatori e giovani. Nel caso un teatrante di valore come Luigi Dadina, fondatore delle albe assieme a Marco Martinelli, Ermanna Montanari e Marcella Nonni. L’altro è Alessandro Renda, attore, regista e filmaker approdato al Teatro delle Albe molto giovane, nel 1998, sin dal mitico spettacolo “I Polacchi”. Ha preso parte poi ad altri atti fondativi di questa compagnia come “L’isola di Alcinoo”, “Salmagundi”, “Stranieri” e da oltre dieci anni replica un potente monologo scritto da Marco Martinelli, “Rumore di acque”.Debutta in prima nazionale, martedì 6 ottobre al Centro Socjale di Piangipane ,“La dimenticanza” cioè la storia autentica di Rita Barbieri, contadina romagnola di fine Ottocento che, uccide l’uomo che l’ha ingravidata e poi abbandonata e umiliata. La giovane donna viene assolta ed emigrerà in America dove si confronterà con la dura realtà dell’american dream. Ispirata dal romanzo “La forza e il destino” di Saturno Carnoli e Guido Pasi, questa storia ha spinto Luigi Dadina a scrivere il testo in scena in collaborazione con Laura Gambi e Livia Tura, quest’ultima in scena con Laura Redaelli, mentre in video c’è Roberto Magnani che è anche l’aiuto regista di Dadina. L’amore, l’uccisione e poi la fuga in un altro mondo. “Tutto comincia in una terra di fango, tra fiumi, piccole case e strade sterrate. Una terra segnata dalla fame: fame di cibo, ma anche’ d’amore. Rita ama un uomo che le promette di sposarla e poi la abbandona. Qualcosa si spezza. Una lama di trenta centimetri apre un buco nel petto dell’uomo che amava. Davanti a una chiesa, al termine della messa, Rita lo uccide”. E poi l’Altro Mondo, l’America. E lì è un’altra storia. Così “Ci sono vite che sembrano due. Persone che sembrano due, anche se la vita è una e a viverla siamo soli, dentro un unico corpo. Eppure capita che dentro di noi prendano forma persone diverse. Quasi inconciliabili. Persone che siamo stati, che abbiamo dimenticato o che, a distanza di tempo, non riusciamo più a riconoscere….” . “La Dimenticanza” si avvale del dramaturg Cesare Albertano, le scene di Riccardo Dadina, le luci di Cinzia Baccinelli, i costumi di Roberto Magnani. Regia di Luigi Dadina. Si replica fino al 18 alle ore 21 (pausa lunedì 12, domenica 11 e 18 ottobre alle ore 16).

Sarà invece dal 15 al 18 ottobre al Cimitero Monumentale di Faenza il lavoro di Alessandro Renda, “Nefesh- Proteggere l’ombra” un’opera che racconta la fragilità della vita e il mistero della morte.Venti spettatori muniti di cuffie saranno accompagnati in un percorso tra “tombe e lapidi, polvere e ombre, iscrizioni e sculture presenti nel cimitero. La drammaturgia sonora è sia guida che voce interiore che conduce tra zone monumentali e luoghi più nascosti e segreti. Una camminata allo stesso tempo collettiva e introspettiva, che offre visioni sulla morte provenienti da diverse culture o credenze religiose o da celebri passi letterari e filosofici che hanno esplorato il tema”.
Scrive Renda nelle sue note che “Abbiamo due vite: la seconda inizia quando ci accorgiamo di averne una sola” E così spiega ancora :“ognuno in base alle proprie credenze, esperienze personali e culturali, percepisce il lutto in modo diverso. Nel mondo di oggi in cui si tende sempre più ad allungare la vita, rifiutando la vecchiaia e l’inevitabilità della morte, si rischia di non ascoltare le proprie paure, rifiutando l’idea stessa della finitezza delle cose. Il cimitero si mostra allora come lo spazio sicuro in cui accettare e accogliere questa fase dell’esistenza con la dovuta serenità o lucidità. Il cimitero, oltre a essere un luogo di memoria, di preghiera, di riflessione sulla transitorietà della vita umana, rappresenta quell’incontro tra passato e presente, tra vita e morte. È un varco tra coloro che ci hanno preceduto, noi stessi e coloro che verranno dopo di noi. Siamo stati futuro, saremo passato”. “Nefesh”, ideazione, regia e drammaturgia di Alessandro Renda si avvale di Tahar Lamri come dramaturg e assistente alla regia, con il quale ha curato anche il testo, le voci sono dell’attrice Gemma Hansson Carbone e degli stessi Lamri e Renda. Design del suono, musiche e montaggio di Francesco Tedde, missaggio di Cecilia Pellegrini. La produzione è di Albe/Ravenna teatro.

Milano
Sono tre spettacoli storici, raccolti sotto il titolo “Biennio Rosso” che il Teatro della Cooperativa propone a Milano dal 10 al 25 ottobre. Sono spettacoli scritti e diretti da Renato Sarti che inaugurano sia la nuova stagione che il progetto biennale per i venticinque anni di attività che cadono il prossimo anno. Il primo, in scena il 10 e l’11 ottobre è “Nome di battaglia Lia”; il secondo, dal 13 al 18 ottobre è “Mai Morti” e infine “Gorla, fermata Gorla” il 24 e 25 ottobre. Il titolo originale di “Biennio Rosso” è voluto per richiamare “a resistenza degli abitanti delle case delle cooperative di Niguarda agli attacchi fascisti del 1922-1923: un’identità collettiva che lega il venticinquesimo del teatro alla comunità in cui è nato e ai valori che ne ispirano da sempre l’impegno”. La scelta di questi titoli significa per il Teatro della Cooperativa anche “ripercorrere una parte rappresentativa della propria storia e riaffermare le ragioni di un impegno civile rivolto al presente, oggi più forte che mai”.
Il primo, “Nome di battaglia, Lia” rende omaggio a Gina Galeotti Bianchi, la partigiana Lia, uccisa dai nazisti “insieme al bambino che portava in grembo. Attraverso la sua storia, il testo ricorda il coraggio e il contributo delle donne alla lotta di Liberazione, in nome della libertà, della democrazia e della pace”. Questo spettacolo, che vede in scena lo stesso Renato Sarti con Marta M. Marangoni e Rossana Mola, ha inaugurato nel 2002 l’attività teatrale nella sala di Abitare Società Cooperativa. Fu ospitato anche nella sala della Lupa di Montecitorio nel 2010. Per questo spettacolo la Presidenza della Repubblica ha conferito una medaglia commemorativa al Teatro della Cooperativa.
Nato nel 2000, “Mai morti”, scritto e diretto da Renato Sarti, debuttò al Teatro dell’Elfo che lo ha prodotto. E’ uno spettacolo importante nella storia del teatro civile in Italia. Per molti anni ad interpretarlo è stato Bebo Storti; a raccogliere il testimone oggi c’è Gabriele Falsetta. Lo spettacolo, particolarmente significativo in un momento in cui si registrano rigurgiti di tipo razzista e fascista, vede in scena “un nostalgico del bel Ventennio rievoca episodi a lui “sacri e lontani”: l’uso dei gas in Africa da parte dell’esercito italiano, le torture della Decima Mas e della Ettore Muti, la strage di piazza Fontana”.

Con “Gorla fermata Gorla” infine,, che viene riproposto in occasione dell’anniversario della strage del 20 ottobre 1944, la memoria si concentra “su una delle ferite più dolorose di Milano: il bombardamento della Scuola Elementare Francesco Crispi in cui morirono 184 bambini. “Cucendole con un gran lavoro di pazienza e pietà”, Sarti intreccia le fonti documentarie alle voci dirette dei sopravvissuti, in uno spettacolo emozionante e poetico”.
Stagione dell’Ottantesimo del Piccolo Teatro di Milano. Al Teatro Grassi sino al 18 ottobre vanno in scena le repliche della prima regia in itsaliano di Tiago Rodrigues, “Coro degli amanti” con Isabella Ragonese e Francesco Alberici. Questo spettacolo presentato con successo la prima volta a Parigi ha il suo cuore in quattro “canzoni” che “simboleggiano altrettante età della vita, compone la melodia struggente della storia d’amore tra un uomo e una donna”. Nel racconto dello spettacolo si racconta come “L’inizio è mozzafiato: lei ha un attacco d’asma, mentre sono a casa a guardare “Scarface” in tv, e lui la porta in ospedale, su una macchina lanciata a tutta velocità. Per un attimo temono di perdersi l’un l’altro, ma lei si salva e la canzone della vita e dell’amore può proseguire: «abbiamo tempo» si ripeteranno continuamente i due protagonisti, mentre le loro “vite parallele” attraverseranno le diverse fasi dell’esistenza: il lavoro, la famiglia, le mille piccole, grandi cose di ogni giorno”. Le recite del 15,16, 17 e 18 ottobre sono inserite nel palinsesto di Milano Teatro City.
Prende il via da Castiglione delle Stiviere, l’8 ottobre. e si concluderà il 12 dicembre a Palazzolo sull’Oglio la terza stagione consecutiva di “Teatro Fuori Porta” allestito dal Piccolo Teatro con sessanta spettacoli in dieci province della Lombardia. Questi gli spettacoli. C’è il ritorno di Federica Fracassi, con i “Sillabari” di Goffredo Parise, e di Arianna Scommegna, con “La Storia” di Elsa Morante; un debutto, in questa cornice, per Sandro Lombardi con “I tre lai” di Testori e per Laura Marinoni con “Il silenzio è cosa viva” da Chandra Livia Candia.

Dopo il debutto alla Biennale di Venezia, che coproduce lo spettacolo, insieme a Cranpi e Piccolo Teatro di Milano, “Tacet”, con la drammaturgia di Jacopo Giacomoni e la regia di Silvia Costa, entrambi in scena, arriva a Milano, al Teatro Studio Melato, dal 6 all’11 ottobre 2026. “Tacet” è una partitura teatrale che “esplora il tempo attraverso il silenzio e la precisione dei corpi. Non ci sono scene, costumi o quinte: solo sei performer, metronomi e leggii, strumenti minimi per sondare il tempo e farlo percepire come materia viva. Lo spettacolo nasce dall’idea che la drammaturgia sia una cartografia temporale, un sestante per un viaggio nelle diverse grane del tempo, una mappa per attraversare secondi e pause che solo il teatro sa concedere”.
Torna per la terza volta allo Studio Melato “Il fuoco era la cura”, liberamente tratto dal capolavoro di Ray Bradbury, “Fahrenheit 451”. Lo spettacolo, una creazione del collettivo Sotterraneo, artisti associati al Piccolo, sarà in scena dal 13 al 25 ottobre 2026. Sotterraneo riprende il testo di Bradbury e lo reinventa liberamente. “ Cinque performer ne ricostruiscono la storia, si immedesimano nelle figure del racconto, indagando ciò che Bradbury lascia sottinteso o irrisolto. Ne emerge anche il racconto di un’epoca -la nostra – di transizione, sospesa fra il nostro presente e una futura società anticulturale, dove l’ottundimento collettivo diventa sollievo dalla fatica del pensiero critico”.

Dopo “Miracolo a Milano”, Lino Guanciale, che sarà protagonista della Stagione 2026/2027 del Piccolo Teatro di Milano con due spettacoli, “Faust”, regia di Antonio Latella, e “Puntila e il suo servo Matti”, regia di Claudio Longhi, è in scena, al Teatro Grassi, per una sola straordinaria recita, lunedì 12 ottobre (ore 20.30), con “Ciò che rimane acceso. Storie di energia, case e persone”.
Lo spettacolo, firmato da Davide Gasparro, è “un percorso di esplorazione, attraverso racconti, testimonianze e pagine della letteratura, delle molteplici forme dell’energia: quella che alimenta il progresso, quella che sostiene i legami umani, quella che tiene in vita le città e che alimenta la quotidianità e quella che, ancora oggi, manca a molti”.
Al Piccolo Giorgio Strehler, dal 6 al 18 ottobre va in scena “Non ti Pago”. La commedia, scritta da Eduardo nel 1940, è l’ultima regia di Luca De Filipp che Carolina Rosi sceglie di riportare in scena. Con lei, Salvo Ficarra e Nicola Di Pinto. Così ha detto tra l’altro Carolina Rosi: «Ho ripreso la visione scenica di Luca che, attraverso la comicità della componente ludica del gioco del lotto, aveva letto la storia in chiave moderna e aveva registrato con cura, in modo quasi grottesco ma mai macchiettistico, i temi che Eduardo, autore di indiscussa contemporaneità, ha sempre analizzato nelle sue opere: la disgregazione dei rapporti familiari, metafora del disfacimento di una società». Altri attori in scena: Mario Porfito, Paola Fulciniti, Gianni Cannavacciuolo, Andrea Cioffi, Federica Altamura, Carmen Annibale, Sara Guardascione. Scene di Gianmaurizio Fercioni, costumi di Silvia Polidori, musiche di Nicola Piovani, luci di Salvatore Palladino.

Roma
Torna al centro Polivalente Nicoletta Campanella e alla libreria Renato Nicolini, nel complesso del Corviale a Roma dal 3 al 30 ottobre la rassegna “Ali della Città”, festival di teatro e cinema diretto da Luigi Cinque. Prossimo appuntamento il 9 ottobre con la rassegna di monologhi curata da Rocco Ditella (ore 18). Alle 19 “Viento” di Canio Loguercio, Maria Grazia Calandrone, spettacolo tra musica e poesia.
Il 16 ottobre appuntamento con “Il fronte della città”. “Pasolini, Roma e la Dopostoria”, testo e voce di Marco Palladini, musiche e canto di Amedeo Morrone. Segue Pane, trio acustico, chitarra, voce e flauto che presenta il suo album “La Fortezza”.
Chiude l’attore Stefano de Sando che leggerà “L’Ulisse” di Dante e “L’Odysseus” di Guccini. Con Malabi, voce sampler ed electronics e Luigi Cinque, al sassofono..
Il 23 ottobre si proietta il film “Transeuropae Hotel” di Luigi Cinque (ore 19). Il 30 ottobre “La violenza sulle donne in ambito familiare”. Dopo il film “C’è ancora domani” diPaola Cortellesi, Rocco Ditella rilegge la vicenda di Valentina e Giorgio e della evoluzione del loro rapporto, da bambini, poi adolescenti fidanzati e poi coniugati (ore 18)
“Pirandello per voce sola” di Francesco Carassi e il sassofonista jazz Stefano Di Battista (ore 19).

Torna a Romaeuropa festival “Bambu”, progetto che “mira allo sviluppo delle relazioni culturali con l’Africa subsahariana, attraverso una tournée nazionale ancora più ampia di spettacoli di danza e teatro contemporanei, realizzati da artisti del continente africano, e un convegno internazionale con artisti, operatori culturali, giornalisti, studiosi, rappresentanti delle istituzioni ed ex diplomatici italiani e africani. Debutto nazionale al Mattatoio l’8 ottobre, Per questa seconda edizione, tutta al femminile, Bambu presenta tre brevi assoli firmati da tre autrici dell’area equatoriale africana: “Mahaka” di Linda Sarki Johnson(Nigeria), “Kizaki” di Stéphanie Mwamba (Repubblica Democratica del Congo) e “Thin Line” di Diana Odhiambo (Kenya). “Tre sguardi, tre prospettive diverse, che interrogano l’universo sociale e simbolico della donna d’Africa, mettendo in tensione tradizione e cosmopolitismo, memoria e trasformazione”. Ogni serata è accompagnata da un incontro con il pubblico moderato dal coreografo Roberto Castello, ideatore del progetto e direttore artistico di Aldes che cura la produzione esecutiva.Prossime tappe del tour: Pesaro l’11ottobre nella Chiesa della Maddalena; Gorizia il 16 ottobre ospite del Festival Visavì; Lecceil 18 ottobre ai Cantieri Culturali Koreja; Trento il 22 ottobre al Teatro di Villazzano;Reggio Emilia il 24 ottobre al Teatro Ariosto; Milano il 25 ottobre al PIMOFF; Genova il 28 ottobre al Teatro della Tosse; Firenze l’1 novembre nell’ambito della rassegna “Komorebi”; Porcari (Lucca) il 4 novembre nell’ambito di “SPAM!”.

Napoli
“Basso napoletano-variazioni per contrabbasso e voce” è il titolo del nuovo spettacolo prodotto da Le belle bandiere di scena il 10 e 11 ottobre alla Galleria Toledo di Napoli con l’interpretazione dell’attore Marco Sgrosso e il contrabbassista Felice Del Gaudio: “…una partitura tra teatro e concerto, dove il dialetto, il canto e il suono restituiscono una città segnata dalla fame, dalla guerra, dal desiderio e dalla superstizione, tra farsa e tragedia”.
Lo spettacolo, dedicato al ricordo del grande teatrante Leo De Berardinis “nasce da un antico desiderio di collaborazione – così racconta l’attore Marco Sgrosso che ha curato anche lo spettacolo – da un’amicizia collaudata e da una reciproca stima artistica tra me e Felice. Siamo partiti dall’idea di una jam-session tra contrabbasso e voce per costruire insieme un percorso tra le sonorità e le parole di una Napoli primitiva, malata, brutale, carnale e ricca di vitalità. Nel comporre l’elaborazione drammaturgica, ho attinto per frammenti, uniti da un filo umorale ed emotivo più che narrativo, ad opere che spaziano da Eduardo De Filippo aRaffaele Viviani, da Totò a Roberto De Simone, Ferdinando Russo, Angelo Manna fino ai toni più aspri e immaginifici di Enzo Moscato, strizzando l’occhio anche ai testi di alcune canzoni celebri reinterpretate liberamente nell’ottica di un concerto per voce e contrabbasso”.

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