Governo
Il declino della “doppiezza meloniana” creerà spazio a una nuova destra?
Ciò che emerge su tutto è la netta contraddizione tra l’esposizione dei fatti e la loro realtà percepibile.
La percezione della “doppiezza” nel linguaggio e nella comunicazione di Giorgia Meloni, pur non essendo mai diventata un vero e proprio tema centrale per gli esperti della critica, ha costituito l’elemento scatenante che le ha fatto perdere il Referendum sulla Giustizia e che continua, nel frangente, a sottrarle consensi nell’ottica di uno scollamento sempre più evidente tra la retorica nazionalista interna e il pragmatismo (o l’isolamento) internazionale.
Sono almeno tre i livelli su cui Meloni dovrebbe recuperare certezze e cedibilità.
- Il “Gelo” con gli Alleati Storici
L’ambiguità nel posizionamento internazionale è esplosa a metà aprile 2026 dopo le durissime critiche di Donald Trump, che ha accusato la premier di mancanza di coraggio. Mentre la Presidente del Consiglio si è proposta per anni come l’interlocutrice privilegiata di Trump in Europa, il ritardo di 12 ore nel condannarne gli attacchi al Papa è stato letto come un segno di disorientamento e subalternità. Pare evidente a tutti, infatti, anche ai suoi più fedeli sostenitori, che la premier non riesca a mantenere una linea coerente tra le vecchie alleanze cosiddette “identitarie” e le necessità diplomatiche correnti.
- Dialogo istituzionale e toni da “Talk Show”
Esiste in Meloni una marcata dicotomia tra il registro formale e quello politico-propagandistico: nei canali ufficiali di governo, il linguaggio resta sobrio e misurato, puntando a un’immagine di equilibrio. Nelle rare conferenze stampa e contesti meno formali, la premier adopera sistematicamente “toni da talk” per nascondere, soprattutto, i dati negativi sulla crescita economica. Questa “doppiezza di registro” è percepita, ormai, dalla grande maggioranza dell’opinione pubblica come una strategia per distrarre l’elettorato dai problemi reali del 2026, definito dalla stessa Meloni un anno “peggiore del 2025”.
- Propaganda ed esito dei risultati
Le critiche rivolte alla comunicazione di Giorgia Meloni evidenziano diversi aspetti ritenuti problematici. Le analisi si concentrano su una strategia retorica che combina narrazione personale, identità politica e un uso strategico dei social media. Ciò che emerge su tutto è la netta contraddizione tra l’esposizione dei fatti e la loro realtà percepibile. Non vi è nessuna coerenza tra i messaggi propagandistici e l’esito delle azioni governative. La “doppiezza meloniana” si nutre del “conflitto simbolico”, alimentando visioni complottiste ad ampio raggio e focalizzandosi su temi come l’immigrazione illegale, la sicurezza e la contrapposizione ideologica. In realtà, sulla base dei dati economici e sociali recenti (2024-2026), la discrepanza tra la narrazione governativa e la situazione reale è davvero preoccupante. Si aggiunga che le previsioni OCSE (aprile 2026) indicano l’Italia come fanalino di coda dell’Eurozona.
La domanda è: a chi giova che il governo Meloni arrivi alla sua scadenza naturale?
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