America
L’anatra zoppa
Mentre lui si sforza di emettere ruggiti dal podio, l’apparato burocratico, i mercati e finanche i suoi alleati più stretti avranno già iniziato a guardare oltre.
4 Novembre 2026
Quando i padroni stanno per andare incontro alla loro fine, anche quella dei loro servi è vicina. Il tramonto di un leader populista e personalistico come Trump non sarà solo un cambio di guardia istituzionale, ma il disfacimento di una corte. Nella dottrina politica classica, il potere si regge sulla percezione del futuro: si obbedisce a chi detiene il potere non solo per ciò che fa oggi, ma per i favori o le punizioni che potrà dispensare domani. E quando si intravede un termine ultimo e invalicabile, l’incantesimo si rompe.
Trump ha edificato il suo impero politico sul culto della forza e sul disprezzo per i “perdenti”. Il paradosso, ora, manco a dirlo, sta nella sua reazione, ancora più scomposta del solito, di fronte alla prospettiva incipiente del suo tramonto. Minacciando di usare “poteri enormi e spaventosi” si cala nella figura più patetica, indegna e grottesca dei perdenti. Ormai ha preso forma nell’archetipo di ciò che ha sempre deriso: é un leader costituzionalmente depotenziato, una sorta di monarca a tempo determinato il cui scettro si accorcia ogni giorno di più. È il dramma shakespeariano del potere che evapora sotto i piedi di chi pensava di averlo sottomesso.
Tornando alla premessa iniziale, si ha che il tramonto del presidente americano innesca una dinamica classica descritta magistralmente da storici come Tacito nelle antiche corti, individuando, come negli “Annales”, sviluppi universali che anticipano perfettamente il moderno concetto politico di “anatra zoppa”. Negli anni d’oro, la fedeltà a Trump era il solo passaporto per la gloria politica nel mondo repubblicano. Oggi, quella stessa fedeltà comincia a configurarsi come un cattivo investimento a lungo termine. I “servi” (ministri, legislatori, influencer del movimento MAGA) avvertono da tempo l’odore del “defunto” (politico) e credo abbiano già dato inizio alla transizione più antica del mondo: il parassitismo opportunistico. Non esiste un “Trumpismo” ideologico scisso dalla carne e la voce di Donald Trump (vorrei che, qui, Federico Rampini leggesse). Morto il pastore, il gregge si disperde o si sbrana. Figure come JD Vance o i delfini del movimento non sono eredi designati che raccolgono una fiaccola; sono cortigiani che affilano i coltelli dietro le tende della sala del trono, pronti a contendersi i lembi del mantello regale non appena l’anatra zoppa avrà esalato l’ultimo respiro politico.
Per un uomo che ha fatto della transazione commerciale e del dominio psicologico la sua unica cifra, vedersi ridotto a un partner la cui firma sui contratti tra privati e istituzioni non produce più affari colossali, rendendoli del tutto incerti, è la punizione più dantesca che potesse mai subire. Mentre lui si sforza di emettere ruggiti dal podio, l’apparato burocratico, i mercati e finanche i suoi alleati più stretti avranno già iniziato a guardare oltre, magari trattandolo come una rumorosa rovina simil-archeologica. Una volta che il “padrone” è in procinto di perdere il suo dominio, i servi non lo celebrano più per devozione, ma ne prolungano artificialmente il mito solo per il tempo necessario a garantirsi una scialuppa di salvataggio. In sostanza, Trump non ha più un futuro politico da difendere e avendo perso il controllo del legislativo non gli rimane che andare avanti, per la sua pessima strada, facendo ricorso ai decreti presidenziali (i super poteri che alla maniera di un eroe fumettistico minaccia di esercitare).
Il potere dell’anatra zoppa cessa di essere generativo (creare nuove leggi, plasmare il futuro) e diventa puramente difensivo o distruttivo (usare il diritto di veto, emettere decreti d’urgenza, graziare amici, compagni di orge, alleati). Il Presidente degli Stati Uniti probabilmente trasformerà (senza saperlo, ovvio) tutto il suo potere in Katéchon (la forza che frena, teorizzata da San Paolo) il cui unico scopo è impedire che l’avversario prenda il sopravvento prima della fine del tempo stabilito. Paradossalmente, non dovendo più rispondere agli elettori per il proprio futuro economico e politico, l’anatra zoppa sperimenterà una forma di libertà assoluta e rovinosamente nichilista. Potrà agire senza il vincolo del consenso, mosso solo dalla cura del proprio delirante risentimento.
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