America
Midterm USA 2026, i democratici conquistano Camera e Senato: Trump perde il Congresso
Elezioni Midterm USA 2026: i democratici riconquistano il Senato e, secondo le proiezioni, la Camera. Vittorie storiche in Texas, Kansas e Ohio.
Le elezioni di Midterm 2026 cambiano gli equilibri politici degli Stati Uniti. I democratici hanno riconquistato il Senato e sono destinati a tornare maggioranza anche alla Camera dei Rappresentanti. A due anni dalla vittoria presidenziale del 2024, Donald Trump si ritrova così davanti a un Congresso controllato dall’opposizione, una condizione che potrebbe modificare profondamente la seconda parte del suo mandato. Lo scrutinio non è ancora terminato, ma l’indicazione politica della notte elettorale è ormai netta.
La conquista del Senato rappresenta il risultato più significativo. I repubblicani partivano da una maggioranza di 53 seggi contro i 47 del blocco democratico, che comprende due indipendenti. Ai democratici servivano quattro seggi aggiuntivi per raggiungere quota 51, indispensabile per controllare la Camera alta considerando il voto decisivo del vicepresidente JD Vance in caso di parità. Secondo le proiezioni di Fox News e Associated Press, quella soglia è stata raggiunta grazie a una serie di successi in Stati tradizionalmente repubblicani.
In Texas il democratico James Talarico ha sconfitto Ken Paxton, riportando al partito un seggio senatoriale che mancava dal 1988. In Kansas Adam Hamilton ha battuto il repubblicano uscente Roger Marshall: lo Stato non eleggeva un democratico al Senato dal 1932. In South Carolina Annie Andrews ha prevalso su Darline Graham, mentre in Ohio Sherrod Brown ha riconquistato un seggio perso appena due anni fa, sconfiggendo Jon Husted. A queste vittorie si aggiungono quelle di Roy Cooper in North Carolina e di Josh Turek in Iowa.
I democratici hanno inoltre difeso due seggi considerati importanti: quello della Georgia, dove Jon Ossoff è stato rieletto, e quello del New Hampshire, dove Chris Pappas ha sconfitto l’ex senatore repubblicano John Sununu. Restano da completare le operazioni di scrutinio in alcuni Stati, fra cui Michigan e Alaska. Anche il Maine è stato oggetto di proiezioni non ancora uniformi tra le principali organizzazioni elettorali.
Alla Camera, dove erano in palio tutti i 435 seggi, la soglia per la maggioranza è fissata a 218. Decision Desk HQ ha attribuito la vittoria ai democratici e lo speaker repubblicano Mike Johnson ha riconosciuto che il suo partito ha perso il controllo dell’assemblea. Fra le sconfitte repubblicane più rilevanti figurano quelle di Tom Kean in New Jersey e di Scott Perry, Ryan Mackenzie e Rob Bresnahan in Pennsylvania. L’Associated Press segnala almeno sette collegi passati ai democratici, ma non ha ancora completato l’assegnazione nazionale della Camera.
Anche le elezioni per i governatori, svoltesi in 36 Stati, hanno confermato una tendenza chiara: gli statunitensi vogliono cambiare rotta. In Texas la democratica Gina Hinojosa ha battuto il governatore repubblicano uscente Greg Abbott, riportando il governo statale ai democratici per la prima volta dopo oltre trent’anni. In Ohio Amy Acton ha sconfitto Vivek Ramaswamy; in Georgia Keisha Lance Bottoms è diventata la prima donna afroamericana eletta governatrice di uno Stato americano. I democratici hanno conquistato anche l’Iowa con Rob Sand, mentre in California Xavier Becerra è stato scelto per succedere a Gavin Newsom. I repubblicani hanno invece mantenuto la Florida, dove ha vinto Byron Donalds.
Il voto arriva dopo una campagna dominata dalle preoccupazioni economiche, dal costo della vita e dal giudizio sull’amministrazione Trump. Secondo l’AP Voter Poll, circa tre quarti degli elettori giudicano negativamente le condizioni dell’economia e otto su dieci dichiarano di aver subito difficoltà economiche a causa dell’inflazione. Il malcontento non si è tradotto automaticamente in un consenso generalizzato per il Partito Democratico, che continua a presentare livelli di popolarità relativamente contenuti, ma ha contribuito alla perdita di consensi repubblicani anche in territori tradizionalmente favorevoli al presidente.
Trump ha detto di essere disposto ad accettare i risultati e a collaborare con i democratici. La nuova situazione istituzionale, tuttavia, sarà complessa. Una maggioranza democratica potrà controllare le commissioni parlamentari, avviare indagini sull’amministrazione e bloccare parte dell’agenda legislativa della Casa Bianca. Soprattutto, il controllo del Senato consentirà all’opposizione di intervenire sulle nomine giudiziarie e amministrative, comprese eventuali nuove nomine alla Corte Suprema.
Il presidente conserverà il potere di veto e le ampie competenze dell’esecutivo, mentre al Senato resteranno le regole che richiedono generalmente 60 voti per superare l’ostruzionismo su molte leggi. Non sarà dunque una semplice inversione dei rapporti di forza, ma l’inizio di una fase di confronto istituzionale che accompagnerà gli Stati Uniti fino alle presidenziali del 2028. Il nuovo Congresso entrerà in carica il 3 gennaio 2027.


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