L'architettura e noi
L’architettura è immagine
Il titolo dell’ultimo numero di DOMUS (1113, giugno 2026) è “L’architettura è immagine”. E il titolo dell’editoriale di Ma Yansong è “L’architettura non è architettura, è immagine”. E in effetti lo è. Lo è proprio in quanto architettura, rappresentazione e presenza riconoscibile.
Poi, scorrendo l’editoriale ci si accorge che non ci riferisce all’immagine in quanto tale, ma a un’immagine eteronoma, sovrapposta, riflessa. L’architettura “normale” non ha immagine; l’immagine è la riproduzione con ogni mezzo di un’architettura eccezionale. Inoltre, l’editoriale sostiene una differenza tra immagine e mondo fisico. “Un’immagine è un’estensione dello spazio fisico, non è fine a sé stessa”
Forse questa è una semplificazione un po’ capziosa dello scritto, ma serve a riaffermare che invece tutto in architettura è immagine. Anche un trattatista razionale del ‘700 come Francesco Milizia, che parte dalle colonne e dagli ordini, parla sostanzialmente di immagini. Cosa è la colonna se non un’immagine? E cos’è l’ordine se non l’immagine:
“L’ordine esige, che tutte le cose, le quali si presentano alla vista, formino una serie di parti contigue di un medesimo tutto, ciascuna legata alle vicine, dalle quali non differisca che per insensibili sfumamenti, e formi tra loro una comunicazione, che si stenda dalla prima fino all’ultima; onde tutte sieno disposte in una maniera facile da potersi distinguere, e imprimere nella memoria, per indi immaginarsi quelle, che restano da vedersi.” E più oltre, parlando dell’euritmia dice: “Ci diletta l’euiritmia perché ci fa scoprire subito e con facilità il tutto insieme dell’oggetto: mette una specie di ordine nelle cose, e ci solleva dalla pena della riflessione.”
Ma se poi si vuol riflettere sull’immagine, le strade sono aperte.
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