L'architettura e noi
Per un’architettura davvero civile torniamo a scuola da Aldo Rossi e Guido Canella
Mi aspetto che Domus titoli un suo nuovo numero “L’architettura è fatto di civiltà”.
Quando vedo un teatro, riconoscibile per la sua tipologia con scritto in fronte “Teatro” sento di essere in presenza di un’opera civile. Quando la tipologia si dissolve o si esaspera rispetto alla funzione vedo solo un disordine.
Ho avuto questa sensazione dovendo raggiungere l’edificio della ASL di Colle val d’Elsa in Toscana: ampie e gratuite vetrate sparse, ondulazioni incomprensibili del corpo di fabbrica, logge sparse qua là e uno strano aggetto. Ovviamente si tratta solo di un esempio tra tanti.
Il disordine è in genere dovuto anche al tessuto circostante, cresciuto senza un disegno, ma è accentuato dalla pretesa di originalità dell’opera principale o dominante, mentre questa, come fatto di riconoscibilità, dovrebbe appunto riportare all’ordine: rispetto al tessuto o rispetto a se stessa.
Un ordine primario a meno che l’opera non sia un’opera colta, che porti la storia dell’architettura dove architettura non c’è. Come una sorta di concentrato.
Allora i modi di cui si compone un fatto primario nella città sono appunto due: un richiamo all’ordine o un consapevole disordine.
Il primo dei modi si fonda sul rapporto tra il fatto primario e l’area di intervento e costituisce la teoria del monumento; il secondo si fonda sulla decostruzione storica e costituisce la teoria dei comportamenti che l’architettura dovrebbe o potrebbe indicare direttamente.
I due modi sono il primo di rifondazione e il secondo di fondazione.
Nella “Scuola milanese” del secolo scorso abbiamo due artisti che si sono rispettivamente cimentati nei due modi: il primo Aldo Rossi, che con i suoi progetti ha teso a rafforzare la tessitura urbana; e il secondo Guido Canella, che con i suoi municipi, primo tra questi quello di Segrate degli anni ’60, ha teso a concentrare un nucleo di comportamento e di integrazione legato ad una originale interpretazione storica dell’architettura.
Entrambi i modi si basano su una profonda conoscenza dell’architettura e delle sue regole, il resto è come l’esecuzione di un cartamodello o, peggio, l’osservanza di una moda.
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