Criminalità

Sicilia sud orientale chi comanda: “u Puorcu”, i Matriali, i Pardo e gli albanesi negli equilibri di Vittoria

Le aggressioni attribuite al gruppo Gurrieri, le riscossioni ricostruite a Forcone e gli equilibri dopo l’arresto di Stracquadaini: la sesta puntata dell’inchiesta risale dalle piazze di spaccio di Vittoria ai rapporti di potere e alla domanda irrisolta su chi finanzia i carichi.

18 Ottobre 2026

La porta della caserma segna il confine tra due stagioni: a Santa Croce, dopo l’aggressione, Denny Lalollari entra e chiede aiuto, compiendo il passo sul quale si chiudeva la puntata precedente. Nell’estate del 2026, a Vittoria, la violenza raggiunge le abitazioni dei fratelli Di Modica e il bar La Lucciola, mettendo alla prova i rapporti tra “u Puorcu”, i Matriali e la componente albanese.

A tentare di forzare quell’equilibrio sarebbe stato il gruppo composto da Giovanni Gurrieri, Domenico Cartisano, Antonio Cilia, Marco Romano e Capuzzello, con l’obiettivo di fermare chi vendeva droga, raggiungere i fornitori e imporre le proprie condizioni. Il racconto degli accordi tra i gruppi, dell’origine del conflitto e della lista attribuita a Gurrieri proviene da una fonte confidenziale, secondo la quale “u Puorcu” e i Matriali avrebbero ricomposto i contrasti e accantonato le questioni familiari, rafforzando un’intesa che comprendeva i rapporti con gli albanesi.

Durante gli arresti domiciliari, Gurrieri avrebbe scritto una lista di nomi: spacciatori, grossisti e trafficanti da raggiungere dopo la conclusione di quella misura, uomini sui quali esercitare pressione per aprirsi un varco nel mercato della droga. Dietro ciascun nome ci sarebbero stati altri rapporti da raggiungere, fino a chi disponeva delle forniture e poteva decidere a quali condizioni concederle.

All’origine del contrasto vi sarebbe stato un lavoro eseguito da un cugino di Gurrieri e non pagato dai Matriali; secondo la fonte, da quella controversia sarebbe maturata anche l’intenzione, attribuita a Gurrieri, di uccidere uno di loro. Gli attacchi successivi avrebbero raggiunto una cerchia più ampia, colpendo uomini indicati come vicini a “u Puorcu” e ai Matriali e interlocutori della componente albanese.

Alla Lucciola, gli uomini del gruppo avrebbero ordinato di interrompere lo spaccio e chiesto a Luzim Ndreu di presentarsi a un incontro; al suo rifiuto sarebbe seguito, poco dopo, l’incendio dell’automobile. Le aggressioni avrebbero poi raggiunto le abitazioni dei fratelli Di Modica, picchiati davanti ai familiari, prima del ritorno al bar, dove Ndreu sarebbe stato colpito e il titolare Leandro Li Calzi sarebbe rimasto ferito nel tentativo di fermare il pestaggio.

Colpire Ndreu avrebbe significato raggiungere un uomo al quale viene attribuito un ruolo nell’approvvigionamento, portando la pressione fino ai rapporti attraverso i quali la droga arriva sulle piazze. Attorno a quelle forniture si costruiscono obblighi che continuano oltre la consegna, perché la merce deve essere venduta, il denaro restituito e gli impegni rispettati per poter ricevere ancora.

A Gurrieri e al suo gruppo viene attribuita anche l’aggressione avvenuta a Scoglitti contro quattro cittadini stranieri indicati come attivi nello spaccio, uno dei quali sarebbe stato ferito con un coltello. Tra l’inizio di luglio e i primi giorni di agosto 2026, le violenze attribuite alla formazione avrebbero dunque raggiunto anche la frazione marinara, con responsabilità individuali da accertare per ciascun episodio.

Attraverso gli attacchi, il gruppo avrebbe cercato di incrinare l’autorità degli avversari e misurarne la capacità di reazione; per imporsi stabilmente avrebbe però dovuto conquistare anche ciò che una singola aggressione non consegna, perché costringere un uomo a fermarsi non significa aver acquisito i fornitori, il credito e le protezioni sui quali poteva contare.

Il 15 ottobre 2025, mesi prima delle aggressioni dell’estate successiva, Gianfranco Stracquadaini viene arrestato a Comiso dopo circa un anno e mezzo di latitanza, mentre è ricercato in relazione al tentato omicidio di Roberto Di Martino, avvenuto a Vittoria il 25 aprile 2024. Il suo arresto introduce una domanda che accompagna la lettura degli avvenimenti successivi: in sua assenza, chi acquista peso sulle piazze e chi mantiene i rapporti necessari a rifornirle?

Nel racconto raccolto, “u Puorcu” e i Matriali avrebbero consolidato il controllo locale, mentre gli interlocutori albanesi avrebbero ridotto la propria esposizione pubblica conservando i canali di approvvigionamento. Non è ancora possibile indicare un successore unico di Stracquadaini né stabilire quali funzioni siano passate da lui ad altri, e la descrizione di questo equilibrio successivo non basta ad attribuirne la nascita al suo arresto.

Nella mappa delle piazze vittoriesi compare anche Forcone, dove la fonte confidenziale attribuisce alla famiglia di Alessandro Pardo il controllo dello spaccio. Alessandro, già sottoposto a custodia cautelare in carcere, viene condannato il 4 dicembre 2025 dal Gup di Catania, in primo grado e con rito abbreviato, a otto anni di reclusione per partecipazione all’associazione mafiosa armata riconducibile alla Stidda vittoriese, mentre viene assolto dalle separate imputazioni relative alle armi e alla ricettazione.

Il rapporto con Stracquadaini emerge nelle motivazioni attraverso attività concrete: la ricerca di rifugi per i latitanti, la segnalazione dei controlli delle forze dell’ordine e il recupero del denaro dell’associazione. Una di queste vicende conduce proprio a Forcone, nell’abitazione di Ignazio Rimmaudo, genero di Massimo Pardo, fratello di Alessandro: a Rimmaudo viene richiesto il pagamento di una somma che il giudice considera verosimilmente legata ai proventi dello spaccio.

Nella conversazione del 12 maggio 2024, riportata nella sentenza, Alessandro comunica che il denaro può essere ritirato, ma Stracquadaini vuole evitare che gli affiliati si presentino a casa del debitore, sottoposto agli arresti domiciliari, e indica Massimo come destinatario della consegna: «diglielo che li dà direttamente a Massimo». La riscossione viene organizzata tenendo conto dei controlli e utilizzando il rapporto di parentela con il debitore; il dialogo documenta questa indicazione, senza attestare da solo che il passaggio del denaro sia poi avvenuto.

Nelle istruzioni sul ritiro del denaro si coglie così una forma concreta di autorità, esercitata decidendo chi debba muoversi e chi restare lontano dalla porta del debitore.

Dalle piazze alle riscossioni, la domanda sul comando riguarda dunque chi possa imporre un pagamento, garantire una fornitura e ottenere che le proprie indicazioni vengano eseguite, anche attraverso altri uomini. Resta da capire quanto queste capacità si concentrino in un’unica figura e quanto dipendano da accordi tra soggetti che hanno bisogno gli uni degli altri.

Nella distinta sequenza delle aggressioni dell’estate 2026, il progetto attribuito a Gurrieri avrebbe investito il controllo locale e l’approvvigionamento, raggiungendo attraverso i Di Modica uomini indicati come vicini a “u Puorcu” e ai Matriali e, attraverso Ndreu, un interlocutore albanese. La sfida avrebbe così toccato l’intesa tra chi presidia il territorio e chi contribuisce a rifornirlo, provando a forzare i rapporti che consentono agli affari di proseguire.

Vittoria ha già conosciuto lotte per la supremazia, come quella che contrappose il gruppo dei fratelli Carbonaro e di Carmelo Dominante a quello dei Gallo; quella stagione resta un precedente storico, mentre oggi occorre comprendere quanto il comando dipenda dalla capacità di tenere insieme gruppi che controllano risorse e rapporti differenti.

Il confine con Gela

Sul confine con Gela c’è un luogo già raccontato nelle precedenti puntate: il casolare dove, nel 2019, vengono arrestati Luzim Ndreu, Pandeli Prifti e Kujtim Rapushi, lungo una linea dalla quale era possibile muoversi verso entrambi i territori e che, nella ricostruzione dell’inchiesta, aveva una funzione logistica per la circolazione della droga.

Da allora sono intervenuti arresti, uscite dal carcere e cambiamenti di posizione; resta da capire se esistano collegamenti operativi attuali tra Vittoria e Gela, chi sia in grado di mantenerli e quali affari possano attraversarli, senza considerare immutati i rapporti del 2019.

La strada può essere la stessa, mentre possono essere cambiati gli uomini che la percorrono, le condizioni alle quali ricevono la droga e chi aspetta di essere pagato.

Chi sostiene il costo dei carichi

Prima che il denaro torni dalle piazze, qualcuno deve sostenere il costo del viaggio della merce, mettere a disposizione mezzi e depositi, pagare gli intermediari e affrontare il rischio che il carico venga sequestrato. Anche quando la cocaina viene concessa a credito, il pagamento rinviato alla vendita lascia in piedi un impegno, insieme alla necessità di trovare le risorse per proseguire se qualcosa va perduto.

Chi distribuisce può dipendere da chi importa, mentre chi organizza l’arrivo della merce può avere bisogno di qualcuno che anticipi denaro o garantisca il pagamento. Il potere si esercita anche attraverso queste decisioni: assorbire una perdita, concedere altro credito oppure interrompere le forniture a un debitore, togliendogli la possibilità di continuare a vendere.

L’inchiesta non identifica ancora i finanziatori dei carichi né ricostruisce uno specifico circuito di capitali; la condivisione delle spese tra più gruppi, le forniture a credito e il reinvestimento dei profitti restano possibilità da approfondire, insieme agli eventuali passaggi attraverso attività economiche formalmente lecite.

Chi controlla una piazza può imporre condizioni agli uomini che vi lavorano, ma deve a sua volta rispondere degli impegni presi con chi lo rifornisce: quanto pesa, nelle sue decisioni, la persona che può consentirgli di ripartire dopo una perdita, e quanto potere conserva quando quella disponibilità viene meno?

Il denaro davanti a Casuzze

Il 29 luglio 2026, davanti a Casuzze, un motoscafo che secondo le prime ricostruzioni proviene da Malta rimane in avaria e, all’arrivo dei soccorsi, vengono gettati in acqua plichi di contanti. La Procura di Ragusa apre un’inchiesta per ricostruire l’origine e la destinazione del denaro, che nelle informazioni qui richiamate restano da accertare.

Non è dimostrato un rapporto tra quei contanti e i gruppi descritti in questa puntata, né è possibile attribuirli al finanziamento di un carico di cocaina; il caso apre una domanda distinta sui movimenti di liquidità tra Malta e la costa ragusana, su chi disponesse di quella somma e sul suo possibile impiego.

Dall’acqua vengono recuperati oltre settecentomila euro, ma resta da ricostruire il viaggio del denaro: da quali mani fosse partito e dove dovesse arrivare.

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