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Senato USA. Georgia e Maine, due Americhe che possono decidere il controllo del Senato. La difesa DEM in Georgia

Le primarie del 9 e 16 giugno hanno definito i candidati.. Due corse per molti aspetti speculari i cui esiti decideranno il controllo del Senat

23 Giugno 2026

Conoscete già (ne ho parlato qui e qui) quale sarà la futura mappa del Senato USA dopo le elezioni di mid term.

Seggi non in rinnovo: GOP 31 – DEM 34

Seggi con esito sicuro GOP 14 (Alabama, Arkansas, Idaho, Kansas, Kentucky, Louisiana, Mississippi, Nebraska, Oklahoma, South Carolina, South Dakota, Tennessee, West Virginia, Wyoming) – DEM 8 (Colorado, Delaware, Massachusetts, New Jersey, New Mexico, Oregon, Rhode Island, Virginia)

Seggi con vantaggio importante GOP 3 (Florida, Iowa, Montana) DEM 2 (Illinois, Minnesota

Situazione attesa GOP 48 – DEM 44

Restano quindi otto Stati che determineranno il controllo del Senato: Alaska, Ohio, Maine, North Carolina e Texas oggi detenuti dal GOP; Georgia, Michigan e New Hampshire oggi in mano democratica.

Tra questi, Georgia e Maine occupano una posizione particolare. Nel primo caso i democratici devono difendere un seggio conquistato nel pieno della trasformazione politica del Sud. Nel secondo tentano di strappare ai repubblicani uno degli ultimi bastioni della tradizione moderata del Nord-Est.

Sono due corse speculari.

In Georgia il futuro della coalizione democratica è sotto esame. Nel Maine è il passato repubblicano moderato a giocarsi forse la sua ultima partita.

Ma Georgia e Maine raccontano anche qualcosa di più profondo.

Sono infatti due dei pochissimi Stati americani che pretendono che un senatore sia eletto con una la maggioranza assoluta degli elettori.

Lo fanno però attraverso sistemi elettorali completamente diversi, che riflettono due culture politiche quasi opposte

Georgia: il laboratorio del nuovo Sud

Tra gli otto Stati che decideranno il controllo del Senato, la Georgia è probabilmente quello che racconta meglio l’America che sta cambiando.

Non soltanto perché i democratici vi difendono uno dei loro tre seggi più vulnerabili. Ma perché qui si misura una delle grandi domande della politica americana contemporanea: la trasformazione elettorale della Georgia  è ormai irreversibile oppure la parentesi democratica degli ultimi anni (2020-2022) è stata soltanto un’anomalia?

L’incumbent DEM Sen. Jon Ossoff (2020) si presenta alla rielezione in una situazione particolare. È infatti l’unico senatore democratico del ciclo 2026 a difendere il proprio seggio in uno Stato che ha votato per Donald Trump alle presidenziali del 2024.

Per questo motivo molti osservatori considerano la Georgia la difesa più difficile dell’intero schieramento democratico.

Dall’altra parte, le primarie repubblicane del 16 giugno hanno consegnato la nomination al deputato Mike Collins, dopo che il governatore Brian Kemp aveva deciso di non entrare in corsa. Una scelta che potrebbe rivelarsi decisiva. Kemp era probabilmente l’unico repubblicano capace di partire favorito contro Ossoff; Collins dovrà invece dimostrare di poter allargare il consenso oltre la base trumpiana.

Come la Georgia è diventata uno Stato competitivo

Per quasi trent’anni la Georgia è stata considerata uno degli Stati più affidabili del Sud repubblicano. Dopo la vittoria di Bill Clinton nel 1992, nessun democratico era più riuscito a conquistare lo Stato nelle elezioni presidenziali fino al 2020. La Georgia sembrava destinata a seguire il percorso di Alabama, Mississippi e South Carolina: crescita del voto conservatore bianco e progressiva marginalizzazione democratica.

La trasformazione è iniziata però molto prima della vittoria di Joe Biden.

Le radici del cambiamento affondano negli anni Novanta e nei primi anni Duemila, quando Atlanta ha iniziato a crescere a ritmi eccezionali.

Se nel 1990 l’area metropolitana di Atlanta contava poco più di tre milioni di abitanti, oggi supera i sei milioni e rappresenta oltre la metà dell’intera popolazione dello Stato.

La crescita di Atlanta ha prodotto tre cambiamenti simultanei.

Il primo è stato l’espansione della popolazione afroamericana urbana e suburbana. Atlanta è diventata una delle principali capitali economiche e culturali della comunità afroamericana americana, attirando professionisti, imprenditori e famiglie da tutto il Paese.

Il secondo è stato l’arrivo di centinaia di migliaia di nuovi residenti provenienti da Stati tradizionalmente più democratici, in particolare California, Illinois, New York. Molti di questi nuovi georgiani si sono stabiliti nelle contee suburbane attorno ad Atlanta.

Il terzo. La crescita economica ha attirato professionisti, imprese tecnologiche, università, e una crescente classe media afroamericana: più laureati, più professionisti, più diversità etnica e culturale.

Da qui nascono la vittoria di Joe Biden nel 2020 e le successive elezioni di Sen. Ian Ossoff (2020) e Sen. Raphael Warnock eletto anche lui al Senato nel 2020 e confermato nel 2022.

Ma sarebbe un errore considerare conclusa la trasformazione.

La crescita di Atlanta è stata accompagnata da una radicalizzazione repubblicana delle aree rurali e delle piccole città. Molte contee del nord e del sud dello Stato votano oggi GOP con margini persino superiori a quelli di vent’anni fa.

Per questo gli analisti americani non definiscono la Georgia uno Stato democratico, bensì uno Stato in equilibrio nel quale una gigantesca area metropolitana democratica convive con un vastissimo territorio repubblicano.

Sen. Jon Ossoff e la nuova generazione democratica

In questo contesto Ossoff rappresenta quasi una novità antropologica nella politica del Sud.

Nato nel 1987, ebreo, cresciuto nell’Atlanta metropolitana, laureato a Georgetown, giornalista investigativo prima di entrare in politica, è probabilmente il primo senatore georgiano che non appartiene né alla tradizione agricola né a quella militare che hanno prodotto gran parte della leadership del Sud nel secondo dopoguerra.

La sua formazione politica è legata a John Lewis, di cui fu collaboratore all’inizio della carriera, la figura forse più rispettata della storia politica contemporanea della Georgia. Veterano delle marce di Selma, protagonista della stagione dei diritti civili accanto a Martin Luther King Jr. e deputato di Atlanta per oltre trent’anni.

In un certo senso Ossoff rappresenta il punto di incontro tra due epoche.

Da una parte la lunga battaglia per l’inclusione e la partecipazione politica guidata da John Lewis e dal movimento per i diritti civili. Dall’altra la Georgia contemporanea di Atlanta, delle università, delle imprese tecnologiche, dei nuovi residenti e delle suburbia istruite che stanno ridisegnando gli equilibri politici del Sud americano.

In Senato si è costruito un profilo molto diverso da quello dell’attivista progressista che molti repubblicani descrivono. Gran parte del suo lavoro si è concentrata sul controllo dell’amministrazione federale, sulla sicurezza nazionale, sui veterani e sull’attrazione di investimenti industriali verso la Georgia. Più che un ideologo, Ossoff ha cercato di diventare un senatore pragmatico e orientato ai risultati.

Anche la sua biografia personale racconta la nuova Georgia. È sposato con la dottoressa Alisha Kramer, ginecologa e ostetrica ad Atlanta. Durante la notte della sua elezione al Senato nel gennaio 2021 lei era in ospedale a lavorare durante un turno di guardia. Un episodio che contribuì a rafforzare l’immagine della coppia come espressione della nuova classe professionale urbana che sta trasformando lo Stato.

Mike Collins: il candidato della Georgia conservatrice

Dall’altra parte, le primarie repubblicane del 16 giugno hanno consegnato la nomination al deputato Mike Collins, dopo che il governatore Brian Kemp aveva deciso di non entrare in corsa.

Il ritiro di Kemp ha probabilmente rappresentato il momento decisivo dell’intera corsa. Governatore popolare, rieletto nel 2022 con oltre sette punti di vantaggio in uno Stato che nello stesso giorno confermò il democratico Raphael Warnock al Senato, Kemp aveva dimostrato di poter vincere sia tra gli elettori repubblicani sia tra una parte significativa dell’elettorato indipendente e suburbano. Molti strateghi repubblicani lo consideravano il candidato più forte dell’intero ciclo 2026. La sua rinuncia ha costretto il GOP a puntare su un profilo più ideologico e più legato alla base trumpiana, aumentando le possibilità di Ossoff di trasformare la corsa in una scelta tra due visioni molto diverse della Georgia.

Mike Collins rappresenta infatti l’altra Georgia.

Figlio dell’ex deputato repubblicano Mac Collins, imprenditore nel settore dell’autotrasporto prima di entrare in politica, Collins incarna la cultura delle piccole città, delle imprese familiari, delle chiese evangeliche e dell’elettorato che ha riportato Trump alla Casa Bianca.

Prima della politica ha costruito una significativa attività imprenditoriale nel settore dell’autotrasporto. Con la moglie Leigh Ann ha sviluppato una società di autotrasporto su strada che impiega oltre cento lavoratori. È probabilmente il candidato più chiaramente identificabile con il mondo delle piccole e medie imprese della Georgia rurale.

Alla Camera si è rapidamente collocato tra gli alleati più fedeli dell’ex presidente, concentrandosi soprattutto sui temi dell’immigrazione, della sicurezza delle frontiere e delle guerre culturali che mobilitano la base conservatrice. Il suo principale punto di forza è l’autenticità: appare meno come un politico professionista e più come un imprenditore del Sud che parla il linguaggio della propria comunità.

Due Georgie in competizione

Il problema per Collins è che le elezioni della Georgia non si vincono più soltanto nella Georgia rurale. Si vincono soprattutto nei sobborghi di Atlanta, dove l’elettorato è più istruito, più moderato e meno incline alla polarizzazione ideologica.

In questo senso la sfida del 2026 è molto più di una semplice corsa senatoriale.

Ossoff e Collins rappresentano due idee diverse di Georgia e, in una certa misura, due idee diverse d’America.

Il primo incarna la Georgia delle università, delle professioni qualificate, delle nuove industrie e della crescita metropolitana. Il secondo quella delle piccole città, dell’imprenditoria familiare, del conservatorismo culturale e del radicamento territoriale.

Una delle corse più costose d’America

La Georgia si avvia inoltre a diventare una delle corse senatoriali più costose dell’intero ciclo elettorale.

Da questo punto di vista Sen. Jon Ossoff parte con un vantaggio enorme. Il senatore democratico ha già raccolto oltre 75 milioni di dollari e dispone di una disponibilità di cassa superiore ai 30 milioni, una cifra eccezionale per una campagna senatoriale. Collins è molto più indietro sia nella raccolta sia nelle risorse immediatamente disponibili.

Ancora più interessante è la provenienza dei finanziamenti. Ossoff beneficia di una rete nazionale costruita fin dal 2017, quando la sua candidatura alla Camera divenne uno dei simboli della resistenza democratica alla prima amministrazione Trump. Migliaia di piccoli donatori distribuiti in tutti gli Stati Uniti continuano ancora oggi a sostenerlo. A questi si aggiungono professionisti, imprese tecnologiche, studi legali, settore sanitario e servizi avanzati dell’area metropolitana di Atlanta, cioè proprio quei segmenti economici che meglio rappresentano la trasformazione della Georgia contemporanea.

Per i democratici, inoltre, la Georgia è probabilmente il seggio più importante da difendere nell’intero ciclo elettorale. Perderlo significherebbe rendere estremamente difficile qualsiasi percorso verso la riconquista della maggioranza senatoriale. Per questo il senatore georgiano beneficia già dell’attenzione prioritaria dei principali comitati elettorali democratici e dei maggiori finanziatori nazionali del partito.

Il fattore ballottaggio

La Georgia presenta inoltre una caratteristica istituzionale che potrebbe rivelarsi decisiva.

A differenza della maggior parte degli Stati americani, qui non basta arrivare primi.

Per essere eletti occorre ottenere la maggioranza assoluta dei voti. Se nessun candidato supera il 50%, si tiene un secondo turno tra i due più votati.

È il tradizionale sistema dei runoff elections, una delle eredità più caratteristiche della storia politica del Sud.

Lo stesso meccanismo che nel gennaio 2021 consentì a Sen. Ion Ossoff e Sen. Raphael Warnock di conquistare il Senato per i democratici  potrebbe tornare protagonista anche nel 2026.

Il sistema georgiano premia soprattutto la mobilitazione. Se si arriva al ballottaggio, conta meno la capacità di convincere nuovi elettori e molto di più quella di riportare alle urne il proprio elettorato alcune settimane dopo il voto generale.

Organizzazione territoriale, raccolta fondi, volontari e capacità di mantenere alta la partecipazione diventano allora decisivi.

Chi parte favorito?

A meno di cinque mesi dal voto, l’incumbent può rivendicare un vantaggio reale.

La rinuncia di Brian Kemp, la vittoria di Mike Collins nelle primarie repubblicane e l’enorme vantaggio finanziario accumulato da Ossoff hanno spostato l’inerzia della corsa dalla perfetta parità che molti osservatori prevedevano all’inizio dell’anno a un moderato vantaggio democratico.

Questo non significa che la partita sia chiusa. Donald Trump ha vinto la Georgia nelle presidenziali del 2024 e il Partito Repubblicano conserva una base elettorale estremamente solida nelle aree rurali e nelle piccole città dello Stato. Inoltre, sicuramente anche Collins potrà beneficiare di ingenti investimenti nazionali e di una forte mobilitazione della base conservatrice.

Oggi, tuttavia, Sen. Jon Ossoff appare leggermente favorito. Sembra una corsa non abbastanza sicura da escludere una sorpresa repubblicana, ma sufficientemente favorevole all’incumbent da considerarlo il candidato con le maggiori probabilità di vittoria.

In definitiva, la Georgia resta probabilmente il più importante banco di prova per capire se la nuova coalizione democratica del Sud sia diventata una realtà stabile oppure continui a dipendere da candidati particolarmente forti e da circostanze elettorali eccezionali.

La risposta non determinerà soltanto il destino politico di Sen.Jon Ossoff. Potrebbe contribuire a decidere chi controllerà il Senato degli Stati Uniti dal gennaio 2027.

 

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